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  ioJulia
 
Diario
 


Non voglio parlare di me, ma seguire il secolo, il rumore e l’evolversi del tempo
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*Copyright: Alcune foto presenti su questo blog sono state scattate da me altre reperite in internet. Qualora qualcuno ritenesse violati i suoi diritti d'autore mi può contattare per chiederne la rimozione.


8 agosto 2018

I PASSERI SOLITARI

Non so se nelle antologie moderne ad uso nelle scuole sia compresa ancora la poesia Il passero solitario. Titolo che stranamente appartiene a due poeti: Leopardi e Pascoli. Quest'ultimo accusava Leopardi di indeterminatezza nelle sue citazioni naturali, di scrivere albero siepe augello là dove uno spirito poetico avrebbe consigliato di scrivere olmo ginepro allodola. Ma una volta tanto Giacomo esce da quel generico che tanto dava fastidio al Pascoli citando il passero solitario, rivivendone l'accento lungo, accorato e melodioso. Non un uccello gli serviva ma quel determinato uccello che fin dll'infanzia aveva veduto sulla torre di Recanati. Non ricordo ai tempi di scuola che nessun antologista o alcun professore si curasse di spiegare che il passero leopardiano non era quel loquace, garrulo, pettegolo passerotto che vola in grandi sciami e viene a posarsi sui davanzali ma un determinato e malinconicissimo uccello che con il passerotto non ha nulla a che fare. Si tratta del Monticola Cyana, più grande e grosso del passero comune, ama i luoghi remoti e alti, grandi massi, mura diroccate, torri ed ha un bellissimo piumaggio blu scuro tendente all'azzurro. Non cinguetta come il suo omonimo ma ha un canto disteso e con l'usignolo il più flautato, il più ricco di armonie tra gli uccelli canori.

da una rilettura  di Eugenio Montale "Il secondo mestiere"




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1 agosto 2018

AGOSTO



La Casa Rossa - Roberto Melli - 1923.


Un piccolo quadro, in parte dimenticato, di valore estetico assoluto, e totalmente inedito per lo stile italiano. Un quadro che i visitatori frettolosi della Galleria Nazionale di Arte Moderna di Roma spesso ignorano, ma che preannuncia la pop art e la pittura metafisica di Hopper che, proprio in quegli anni, aveva iniziato negli Stati Uniti la sua ricerca in felice solitudine. Un quadro del quale non era possibile sino a pochi anni fa ritrovare traccia nel web, e che solo pochi storici dell'arte citano.
Al centro dello spazio una casa rossa su una collina che credevo potesse essere una casa del Lungotevere, a Testaccio, dove Melli abitava, e che ho scoperto poi essere Villa Strohl Fern, vista da via Flaminia Vecchia, all'epoca sede di numerosi studi d'artista ( da Trombadori a Oppo, da Arturo Martino a Guidi), oggi invisibile per la crescita degli alberi.
La "casa" si staglia su un cielo azzurro, uno di quelli che i romani conosco bene, dipinto  in estate, con l'aria un po' stanca del pomeriggio.
La prospettiva è totalmente rispettata, ma lo spazio diventa addirittura metafisico. Tutto è immerso nel silenzio. Non ci sono persone. Non c'è nessun compiacimento paesaggistico. 
Nel 1923, dopo aver attraversato il futurismo con dipinti e sculture di valore fondamentali (la donna con il cappello, una lama nella coscienza), appena due anni dopo la Marcia su Roma, due prima del quadro di Hopper, Melli (1885 -1958) aveva aperto una porta che gli italiani non erano stati in grado di vedere.


fonte: A. Accatino




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6 luglio 2018

APPENDICE A "LUGLIO"




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1 luglio 2018

LUGLIO

  Risultati immagini per CIURLIONIS

Mikalojus Konstantinas Ciurlionis   -   Sparks    -    1906


«Vorrei scrivere una sinfonia sul mormorio delle onde, con il linguaggio segreto delle foreste millenarie, con il luccichio delle stelle, con le nostre canzoncine e con la mia tristezza infinita». 
Così Mikalojus Konstantinas Ciurlionis pittore e musicista lituano titolare di una biografia da romanzo russo dell' Ottocento scriveva alla fidanzata. Dotato di sapienza enciclopedica alla Florenskj e talento visionario di sorprendente modernità: amato da Stravinsky, riconosciuto da Kandinsky come uno dei profeti dell' astrattismo di confessione spiritualista. A cinque anni il padre organista gli insegna a suonare il pianoforte mentre la mamma gli racconta antiche fiabe popolari, primo impatto con il mondo magico del mito che ossessionerà la sua poetica. Studia filosofia (tedesca, orientale, indiana), storia delle religioni, cosmologia, astrologia, astronomia (un asteroide porta il suo nome), fisica, geologia. E psicologia sperimentale. Destinato a una carriera di musicista e compositore, dopo un viaggio a Praga e Dresda, Monaco Vienna, dove ha scoperto l' arte romantica e simbolista, cambia strada e si dedica alla pittura. Ma pochi lo capiscono. Ipersensibile, soffre di depressione. La lettera di Kandinsky che nel 1909 lo invita a esporre a Monaco lo raggiunge quando è già stato ricoverato nell' ospedale psichiatrico dove morirà a 36 anni. M.K. Ciurlionis, benché da vivo abbia conquistato una certa fama non riesce però a vendere le sue opere. La quasi totalità della sua produzione pittorica, come  i suoi spartiti e i suoi manoscritti sono custoditi al museo nazionale di Kaunas che porta il suo nome e non ha mai lasciato il territorio nazionale. La maggior parte delle opere realizzate dall'artista sono estremamente fragili per la scarsa qualità dei materiali (tempera, acquerello, spesso su carta) da lui utilizzati a causa della precaria situazione economica. La sua pittura è una sofferta odissea nello spazio della metafisica. Sospesa tra terra e cielo, realtà e mito, figurazione e astrazione. Farcita di simboli. Usa i colori in chiave emotiva, non descrittiva. Crea mondi nuovi. Inventa paesaggi fantastici dove svettano architetture immaginarie che ricordano Alberto Savinio. Ritrae marine che sarebbero piaciute a Rotckho. E montagne incantate che hanno la forma sinuosa di un' onda di Hokusai. «Un' arte magica - osservava lo scrittore francese Romain Rolland - di fronte alla quale si prova la stessa sensazione di quando, addormentandoci all' improvviso, ci sembra di volare».

Ho scelto questo perchè mi ricorda le lucciole che in questo mese si vedono in campagna. Imperdibile il ciclo "La creazione del mondo".






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1 giugno 2018

GIUGNO

Risultati immagini per malerba pittore

Gian Emilio Malerba - Maschere - 1922



Non c'è una storia speciale per raccontare di Malerba. Mi piace ricordarlo perchè completamente dimenticato, mai citato con Casorati o Donghi e sebbene fosse tra i fondatori del gruppo Novecento insieme a Sironi, Oppi e Marussig. Insieme aderiscono alla famosa corrente del Realismo Magico che si distingue per le sue atmosfere sospese e sognanti, quasi surreali. Il primo a riconoscere il valore artistico di Gian Emilo Malerba fu Vittorio Emanuele III che volle acquistare il suo dipinto Il cappello nero. Espone alla XIII Biennale di Venezia con diversi dipinti tra cui il celebre Maschere.Gian Emilio Malerba si spegnerà prematuramente a quarantasei anni nella città di Milano nel 1924 lasciando molti suoi dipinti in collezioni private e ben pochi in quelle pubbliche, continuando così a rinfocolare il proprio mito di pittore dimenticato, circonfuso da un’aura di magia e sogno senza fine.     




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21 maggio 2018

SECONDA VISIONE


Ancora una volta il sublime comedian Bill Murray. La regia è del guru del cinema indie Jim Jarmusch. È il 2005 e nasce un piccolo grande film che è un giallo dei sentimenti, l’inchiesta di un uomo dentro il proprio passato. Un maturo signore che ha amato molte donne riceve una lettera anonima in cui gli si dice di un figlio diciannovenne che non ha mai conosciuto. Chi è la mittente? Don Johnston incomincia un viaggio tra le donne della sua vita per capire chi è la madre, e dov’è quel figlio. Siamo lontani da ogni sentimentalismo e all’opposto esatto del melodramma.
Comincia così: la telecamera segue una lettera rosa. Da quando viene battuta a macchina e poi imbucata, a quando viene smistata negli uffici postali, a quando viene caricata sul camion per la consegna. La lettera arriva alla fine davanti a Don (un imperturbabile Bill Murray), un uomo che nella vita ha avuto successo, ma ormai sembra annoiato da ogni cosa: lo conosciamo nel momento in cui viene mollato dalla fidanzata (molto più giovane di lui), senza mostrare nessuna particolare reazione. Nel suo viaggio Don riscopre i fiori appassiti, che non sono solo i suoi vecchi amori, ma anche la vita che ha vissuto, gli ideali in cui (forse) credeva, gli anni ’70.
Amo moltissimo Bill Murray, la sua interpretazione qui è grandiosa come la sua grande capacità di lavorare di "sottrazione".
Nella ricerca di Jarmush non c'è pessimismo ma una grande lucidità di analisi, non trova una risposta alle domande esistenziali di Don, perché una risposta non esiste.
Ma la consapevolezza è un buon punto di partenza.





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7 maggio 2018

NUOVA IGNORANZA

 Nel suo libro La conoscenza e i suoi nemici. L’era dell’incompetenza e i rischi per la democrazia Tom Nichols spiega le ricadute sociali e politiche dovute al diffondersi dell’ignoranza. Con  internet e la conseguente acculturazione cresce la presunzione di conoscenza e si accentua lo scetticismo nei confronti degli specialisti e degli esperti. Basta  un passaggio su Google! Un atteggiamento che esalta la centralità dell’individuo, il diritto alla propria opinione, anche se a torto. In questa presunzione di conoscenza si diffonde il virus dell’incompetenza: virus letale che trova terreno fertile nella società liquida e prepara la «nuova ignoranza». La disinformazione è pericolosa, ma la presunzione di saperne più degli uomini di scienza, contrastando le loro indicazioni senza alcuna base razionale, è tragica. Ma c’è di peggio. Per Nichols questa svalutazione delle competenze mette a rischio anche la democrazia: elettori incompetenti non potranno eleggere altro che governanti incompetenti.


da una rilettura di Carlo Bordoni




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1 maggio 2018

MAGGIO


Deiva de Angelis   -   Nudo femminile  -   1912



Deiva de Angelis si vestiva da uomo seguendo la moda androgina europea e si ritraeva con la sigaretta in bocca. Audace ed esuberante, amava la pittura d’avanguardia, ma era capace di forme solide e antiche, di linee pure.
Passata come una meteora nel mondo artistico romano lascia misteri e interrogativi, colmati in parte dalle testimonianze di contemporanei e da qualche studio recente.
Nata forse a Farneto o a Gubbio nel 1885 da una ragazza madre, si chiamava Deiva Terradura. Povera, ma intraprendente, si trasferisce molto giovane a Roma, dove vende violette in piazza di Spagna. In cerca di fortuna, la trova nell’architetto e acquarellista liberty William Walcot che se ne innamora e ne fa la sua modella. Walcot la fa girare in Europa, Londra, Parigi, ne scopre il talento e la trasforma in pittrice.
Tornata a Roma, dà una forte svolta alla sua vita. Lascia Walcot e sposa l’avvocato romano De Angelis, di cui prende il nome. Nel 1913 l’esordio nel mondo artistico romano alla I Esposizione d’arte della Secessione a Palazzo delle Esposizioni. Il suo Studio d’uomo compare accanto a opere di Matisse, Monet, Manet, Renoir. Partecipa ad altre esposizioni della Secessione e inizia una carriera brillante che la porta nel “salotto buono dell’arte nazionale”.
Dipingeva nudi, ritratti, autoritratti, paesaggi, su tela, tavola, cartone, materiali poveri. Purtroppo rimangono pochi dipinti, perché l’artista, ammalatasi di cancro nei primi anni Venti, dovette venderne la maggior parte per curarsi. Per quel male si spegnerà nel 1925 non ancora quarantenne. A Deiva Terradura De Angelis è stata intitolata una via a San Mariano, comune in provincia di Perugia.




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24 aprile 2018

FAVOLA DEL GIORNO

Due pesci mentre nuotano incontrano un pesce anziano che li saluta e chiede: "Com'e' l'acqua?" E quando se ne va i due si guardano stupiti: "Che cos'e' l'acqua?"


David Foster Wallace racconto' questa storia ai ragazzi del suo college.




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12 aprile 2018

NON E' VIVALDI



Dal 17 al 25 aprile, in piazza del Duomo, davanti a Palazzo Reale, il Salone offrirà alla città il progetto “Living Nature. La natura dell’abitare”. In un unico ambiente di 500mq, concepito con criteri di risparmio energetico, verranno racchiusi quattro microcosmi naturali e climatici che permetteranno alle quattro stagioni dell’anno di coesistere nello stesso momento, l’una accanto all’altra. I visitatori potranno immergersi nella natura e viverne i cambiamenti attraversando le quattro aree: Inverno, Primavera, Estate e Autunno. Questo progetto ha un grande valore iconico, evocativo ed esperienziale. Ma gli obiettivi ultimi sono la riconciliazione tra gli spazi domestici, urbani e la natura da un lato, e, dall’altro, la proposta di soluzioni sostenibili, realmente applicabili. Se la climatizzazione è spesso associata a consumi eccessivi, questo progetto propone un radicale cambio di prospettiva, dimostrando la fattibilità di una tecnologia per il controllo climatico che sia sostenibile, basata sull’uso di celle fotovoltaiche e accumulatori energetici, dalle ampie potenzialità per future applicazioni. Il progetto offre un nuovo punto di partenza e una diversa prospettiva su come affrontare i temi della salvaguardia delle risorse ambientali e del cambiamento climatico per poter migliorare le nostre condizioni di vita in casa e in città e soddisfare quel bisogno di “biofilia” – teorizzato dal biologo di Harvard Edward O. Wilson – secondo il quale siamo tutti attratti istintivamente dalla natura e “programmati” per stare meglio quando siamo immersi in essa.

Living Nature. La natura dell’abitare
17 - 25 aprile
Piazza del Duomo
h. 10.00 - 22.00




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1 aprile 2018

APRILE




Jeanne Mammen The Redhead 1928


Jeanne Mammen viene descritta nella presentazione della sua mostra berlinese come "…una delle figure più ingombranti e più colorate della recente storia dell'arte. Come artista berlinese, ha vissuto due guerre, distruzione, povertà e il ritorno delle rovine in modo molto personale e produttivo. Come solitario e acuto osservatore, Mammen ha sviluppato una personalità potente con un messaggio chiaro: la distanza crea vicinanza. Non ha risparmiato alcun ambiente e nessuna esperienza. Ha ritratto contemporanei glamour, il nuovo tipo di donna sicura di sé, così come la vita notturna frivola o figure ai margini della società ... icone distintive della "Golden Twenties"…" Il suo sguardo si ferma su tutto, soprattutto sulle donne di malaffare, le amiche, le donne sole, povere, con lo sguardo torbido, ridente, scatenato, o disperato.




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1 marzo 2018

MARZO


Gerald Murphy  -  Watch  -  1925


«Sulla bella costa della riviera francese, a mezza strada tra Marsiglia e il confine italiano, sorge un albergo rosa, grande e orgoglioso...» E' l’Hotel du Cap, quello dell’incipit di Tenera è la notte di Francis Scott Fitgerald, ancora oggi prestigiosissimo ma bianco e non rosa. Lì vicino, Villa America aveva un' insegna dipinta dal proprietario che giocava sul tema della bandiera americana, anticipando di qualche decennio lo stile Jasper Johns, e fu, negli anni '20 dell' età del jazz e della Lost Generation, il centro di un piccolo mondo moderno in cui si sfiorarono, si conobbero, si amarono, si odiarono, alcuni dei personaggi più celebri dell' epoca. Villa America era la casa di Sara e Gerald Murphy. Che erano giovani, ricchi, belli, americani, eccentrici, fortunati, eleganti, felici, e furono per Francis Scott Fitgerald i modelli dei Diver di Tenera è la notte: il romanzo a loro dedicato. Ma troviamo pezzi di entrambi anche in Le nevi del Kilimanjaro, in Festa mobile, in Dos Passos. Attorno a loro, attorno alla loro casa e all' immagine dei belli e felici si raccolse un gruppo che era l' élite dell' arte, della cultura e del gusto di quegli anni e della Lost Generation: Pablo Picasso, Ernest Hemingway, Fitzgerald, Cole Porter, John Dos Passos, Dorothy Parker. Gerald era l' erede di una grande fortuna, un uomo colto e gentile che solo l' esagerata ricchezza allontanò da una strada nell' arte che gli si apriva davanti, come pittore e scenografo; un suo quadro gigantesco, Boatdeck, fu ospitato al Salon des Indépendents del 1924.

E' a Parigi, in anni esaltanti di avanguardie artistiche, che Gerald scopre la pittura, e inizia a fare quelle conoscenze che consolideranno il suo mito. Studia pittura con Natalia Goncharova e suo marito Michael Larionov che lo introducono nel circolo di Sergei Diaghilev’s dove diventa intimo di Jean Cocteau, Picasso, André Derain e Léger, che diventa il suo mentore. Gerald dipingerà solamente dal 1921 fino al 1929, elaborando uno stile assolutamente originale, che di fatto, supera cubismo e precisionismo. Realizza, in controtendenza, tele anche di grandissime dimensioni che esaltano oggetti di uso comune, colti dalla pubblicità o dagli scaffali dei negozi. Trasformati in icone. Un’intuizione che anticipa realmente il movimento pop art di Andy Warhol.





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1 febbraio 2018

FEBBRAIO


Gerda Wegener   -  Three young women in hats   -    1920



Nei primi anni del novecento l'artista Gerda Wegener giunse ad una soluzione creativa quando si accorse che la sua modella era in ritardo: fece indossare calze autoreggenti e tacchi a suo marito che posò per lei. Lui era Einar Wegener, pittore paesaggista all'epoca più famoso di lei, che da quel momento cominciò a vestirsi da donna col nome di Lili Elbe e la prima persona al mondo ad effettuare l'operazione per il cambio del sesso.Gerda che sostenne il marito sino alla fine riuscì ad esporre a Parigi al Salon des Indépendants e anche al Salon d'Automne per diventare poi apprezzata collaboratrice di riviste come Vogue e La Vie Parisienne. Dopo la morte di Lili a seguito delle numerose operazioni e l'abbandono del secondo marito si sposta prima a Marrakesh poi a Roma per alcuni anni e poi di ritorno a Copenhagen dove muore di infarto nel 1940.Nel 2001 lo scrittore David Ebershoff pubblica il romanzo The Danish Girl da cui nel 2015 è stato tratto il film omonimo.






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1 gennaio 2018

GENNAIO


Pan Yuliang    "My Family"    1931



Il calendario di quest'anno vuole celebrare artisti poco, a volte pochissimo, conosciuti. Alcuni, veri e propri outsiders. Quindi opere che quasi sicuramente non abbiamo mai avuto occasione di ammirare. L'amore per l'arte è anche curiosità, quella curiosità che è capace di ampliare gli orizzonti della conoscenza.

Gli Outsiders sono perdenti per definizione.
Non scelgono mai i luoghi e le date giuste per nascere, creare, amare, morire. Vivono in mondi paralleli.
E hanno sempre l’indirizzo sbagliato.

Questa è la frase che apre il libro Outsiders di Alfredo Accatino. Racconta storie di artisti geniali che non troveremo mai nei manuali di storia dell'arte e che a volte mi accompagnerà in questo viaggio.


L'artista di gennaio è una donna, cinese, Pan Yuliang. Nata nel 1895 nella provincia di Anhui, venduta come prostituta a quattordici anni e ricomprata verso i venti da un facoltoso uomo d'affari, rinasce scoprendo la bellezza e l'arte fino a diventare la prima donna cinese artista a praticare l’arte occidentale. Incoraggiata dal marito viaggerà in Europa fino ad arrivare a Roma e poi a Parigi dove vivrà fino al 1977 anno della sua morte. Lascerà circa quattromila opere che verranno inviate in cina ed esposte nella Galleria Nazionale di Arte di Pechino e nel Museo Provinciale di Anhui.
Il romanzo di Jennifer Cody Epstein The Painter from Shanghai si basa sulla sua vita e la sua storia è narrata nel film A soul haunted by painting.







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24 dicembre 2017

CHRISTMAS



Buon tutto a tutti




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